Sicurezza: Metodi di pagamento online
E’
possibile individuare tre diverse "generazioni" nei
sistemi di pagamento sulla Rete, che si distinguono non tanto
a livello di validità temporale (ancora oggi infatti si
utilizzano in maniera preponderante le modalità della 1°
generazione), quanto per il momento della loro introduzione e
per alcune caratteristiche comuni dei singoli strumenti.
La 1° generazione riguarda in particolare il pagamento
in forme ordinarie, cioè con modalità tradizionali: motivo
per cui registra la massima fiducia da parte dell'utente, ma
che comunque la pone al di fuori della filosofia di Internet.
Gli strumenti sono quelli noti: bonifico bancario, conto
corrente postale, assegno, pagamento in contrassegno, carta di
credito. In quest'ultimo caso l'invio del numero della carta
può avvenire in due diversi modi: il primo, che potremo
definire offline, implica la trasmissione dello stesso con
metodologie tradizionali (via posta, fax o telefono); il
secondo avviene invece mediante sistemi online, cioè
attraverso la stessa comunicazione via Internet, sia essa un
messaggio di posta elettronica, oppure l'invio di uno
specifico modulo tramite Web. La prima modalità, pur
configurando alcuni aspetti positivi ai fini dell'attività
contrattuale (l'invio del numero della carta con modalità
tradizionali consente sempre, infatti, di acquisire elementi
per individuare con maggiore sicurezza la controparte, e
quindi permette di scegliere se procedere o meno nella
conclusione del contratto), in realtà comporta preponderanti
aspetti negativi rispetto al mondo di Internet (nella specie i
costi o la lentezza del mezzo, in contrasto con la velocità e
in genere l'economicità del commercio elettronico); nel caso
invece di invio tramite sistemi online, si sfruttano al
massimo le caratteristiche del mezzo, ma aumentano i rischi
per gli utenti: non solo per l'acquirente (si pensi alle
possibilità di intercettazione dei numeri della carta, in
realtà non cosi comuni come vengono riportati dagli organi di
informazione, nonché alla più frequente possibilità
dell'uso indebito della stessa carta da parte del destinatario
del messaggio), ma anche per il venditore (si pensi all'uso di
una carta falsa o rubata, oppure di una carta con disponibilità
finanziarie non coperte). Per i motivi di non totale
sicurezza, o comunque di limitata efficienza dei mezzi di 1°
generazione, si e sviluppata una 2° generazione di
sistemi di adempimento dell'obbligazione pecuniaria attraverso
la telematica: tale generazione riguarda il pagamento
attraverso un "intermediario elettronico", che
permette di garantire sicurezza e identità di chi acquista o
vende in Rete. Ne costituiscono esempi i sistemi della First
Virtual Holding Bank e quello recentissimo della Global Trust
Authority (G.T.A.). Nel primo caso sia il fornitore che
l'utente sottoscrivono con First Virtual uno specifico
contratto, in cui autorizzano la società bancaria a svolgere
la funzione di "garante" dell'esatto adempimento dei
successivi accordi negoziali. Per rendere effettivo tale
sistema, l'utente invia gli estremi della propria carta di
credito con le già ricordate modalità offline
all'intermediario, che procede negli opportuni controlli per
"validare" sia la stessa carta, sia la capacità di
pagare del soggetto. In caso non vengano riscontrati problemi,
l'intermediario invia la conferma dell'attivazione del sistema
al proprio utente, insieme a uno specifico "personal
identification number", chiamato Virtual Pin; da questo
momento, il cliente che vuole acquistare un bene su Internet
manda il proprio codice al venditore, che lo gira alla First
Virtual Holding Bank; questa chiede quindi conferma
dell'ordine all'utente, ulteriore garanzia al fine di evitare
l'inoltro di ordini non autorizzati; in caso di risposta
affermativa, l'intermediario comunicherà al fornitore la
conferma dell'operazione, il quale fornitore procederà quindi
all'adempimento della propria obbligazione, spedendo la merce.
In seguito la First Virtual accrediterà la somma pagata
dall'utente al fornitore, trattenendo una commissione
sull'operazione. Fin dalla sua descrizione il sistema appare
pero estremamente macchinoso, tanto da farlo considerare di
non facile o immediata realizzazione e gestione: si è cosi
pensato a un intermediario più efficiente. A tale fine si è
creato, sulla base di un recentissimo accordo tra 11 Paesi e
circa 800 banche, un istituto senza fini di lucro per
verificare le chiavi di crittografia che verranno fornite
dalle banche ai propri correntisti, e per garantire l'identità
di chi effettua transazioni: tale istituto prende il nome di
Global Trust Authority (G.T.A), e per l'Italia ha visto
l'adesione dell'A.B.I. e della S.I.A. Anche le modalità di 2°
generazione, (nonostante si svolgano prevalentemente
attraverso la telematica, risultano però ancora troppo
complicate, tanto da portare alla creazione di una 3°
generazione: è quella che consente il pagamento delle
transazioni sostituendo al denaro una somma
"virtuale": ipotesi in cui è possibile parlare
effettivamente di "moneta elettronica". Ne
costituiscono esempi, sulla base delle sperimentazioni fino a
oggi svolte:
-
gli
assegni elettronici: certificati digitali (sono documenti
elettronici) sottoscritti con firma digitale, che vengono
inviati da utente a fornitore, e da questo (dopo averli
firmati a sua volta) alla banca per l'incasso. Questo
sistema è attuato per esempio dalla società NetCheque
-
il
c.d. borsellino elettronico: carta prepagata e
ricaricabile (tecnicamente e una smart card, cioè una
tessera che contiene un chip che memorizza informazioni);
vi si registra una stringa di bit alla quale è attribuito
un certo valore in denaro, che potrà essere prelevato al
momento dell'acquisto digitando uno specifico codice. Ogni
volta che si usa viene scalata la somma in concreto spesa;
la smart card può essere poi ricaricata. Esempi di tale
sistema sono quelli attuati dai circuiti Minipay e Mondex
(www.mondex.com)
-
Digicash
(moneta elettronica in senso stretto, www.ecashtechnologies.com):
la stringa di bit corrispondente alla somma di denaro
viene questa volta memorizzata direttamente sul pc; in
pratica l'utente paga il fornitore con "cyberdollar";
questo esegue con la banca un controllo sul numero di
serie delle banconote digitali, con apposito software, per
verificare che non si tratti di denaro contraffatto, o già
speso in precedenza. La gestione del sistema avviene
attraverso la crittografia asimmetrica o la firma digitale
Con
riferimento agli indicati sistemi si può affermare infine
che, in base alla legge del nostro Paese, e soprattutto con
riferimento alla terza generazione appena esaminata (quella
che maggiormente apporta aspetti innovativi ai sistemi di
pagamento), è possibile usare tali forme di adempimento delle
obbligazioni pecuniarie alternative a quelle tradizionali. A
questo punto manca allora solo la convinzione degli utenti
nell'iniziare effettivamente a utilizzare tali nuove modalità
di commercio: i fornitori, che devono cominciare a investire
nell'e-commerce, proponendo offerte di prodotti e servizi in
linea con le peculiarità del nuovo mezzo, e i clienti che
devono utilizzare le nuove tecnologie in maniera consapevole
sulla base di un'acquisita cultura delle stesse. Aspetti che
permettono comunque un certo ottimismo, a fronte del sempre
crescente interesse per Internet e per il fenomeno del
commercio elettronico, oggi sostenuto da più o meno adeguati
interventi a livello economico e normativo.
Le
ipotesi di intercettazione di numeri di carta di credito
inviati e Internet raramente sono rilevanti quanto denuncia,
spesso con toni eccessivamente allarmistici, la stampa.
Si tenga presente che le intercettazioni dei messaggi di posta
su Internet non sono di fatto così facili (non solo perché
protetti da sistemi tecnici, tipo il protocollo Set dei
circuiti Visa o Mastercard, ma anche perché si calcola che
circolino 4.000 e-Mail al secondo, rendendo quindi
praticamente difficile o impossibile intercettare proprio il
messaggio contenente il numero di carta di credito), e
comunque le eventuali truffe risultano non superiori a quelle
che si verificano al di fuori del circuito telematico. A tale
proposito Roberto Dadda, del Banco Ambrosiano Veneto, nel suo
intervento all'AltaVista
World Convention '98 nell'ambito del Futurshow 1998
(consultabile all’indirizzo www.repubblica.it/online/speciale/futur4/futur4/futur4.html)
afferma che la pericolosità di Internet è un luogo comune da
smentire", e riporta una serie di statistiche che
evidenziano come le "perdite" di denaro in Rete
siano inferiori sia all'uso della carta di credito nelle
modalità tradizionali, sia all'uso del cellulare (1 dollaro
ogni 1.000 di media contro 2 ogni 1.000, e addirittura 46 per
i telefoni cellulari).